KonoSuba: Love For These Clothes Of Desire! - Recensione

In attesa della terza stagione, arriva in occidente il videogioco della demenziale serie fantasy

di TWINKLE

Durante una delle loro solite missioni, Kazuma, Aqua, Megumin e Darkness trovano una misteriosa tavoletta nera. Il gruppo decide di portarlo all’emporio di magia di Wiz per farlo esaminare, scoprendo che questo manufatto magico consente a chi lo usa di generare dei vestiti a piacimento, con l’ausilio di determinati ingredienti. Sembra tutto bello e Kazuma già ci vede una inaspettata fonte di facile guadagno, non fosse che il manufatto ha come controindicazione la facoltà dl maledire chi lo utilizza, stravolgendone la personalità. La prima ad essere colpita dalla maledizione è Darkness, che da inguaribile masochista diventa una principessa sadica che trova godimento nel far soffrire gli altri. L’unico modo per spezzare la maledizione è creare dei vestiti in grado di far esaltare tali desideri, inoltre, come se non bastasse, per una serie di circostanze il gruppo è costretto a creare specifici vestiti per un conte, pena l’esilio dalla città.



Scritta da Natsume Akatsuki e illustrata da Kurone Mishima, Kono subarashii sekai ni shukufuku o!, “Sia benedetto questo mondo meraviglioso”, nasce come light novel nel 2013 e prosegue la sua corsa editoriale per 17 volumi, concludendosi nel 2020. Cavalcando l’ondata di successi come Sword Art Online e Re:Zero - Starting Life in Another World, “Konosuba!” si pone come perfetta parodia del genere isekai (“mondo differente”), a partire dal suo incipit, che vede un classico neet sfigato morire prematuramente in modo ridicolo e finire al cospetto della dea Aqua, la quale gli offre di potersi reincarnarsi in un mondo fantasy, salvo poi farsi trascinare da lui e perdere buona parte dei suoi poteri divini. Se il Guru Guru di Hiroyuki Etō (1992) prendeva bonariamente in giro i videogiochi di ruolo à la Dragon Quest, nel pieno della generazione 16-bit, tra stereotipi di genere, contaminazioni moderne ed eroi non tanto eroici, Konosuba si colloca sotto molti punti di vista come suo epigono contemporaneo, guardando ai moderni MMORPG, a ruoli preimpostati da smontare pezzo per pezzo, a parametri statistici che servono a poco in un contesto fantasy che assume ben presto uno scenario da slice of life, in cui i personaggi principali, che avrebbero lo scopo ultimo di sconfiggere il Re Demone, si ritrovano loro malgrado impegnati a risanare i propri debiti e a campare alla giornata, non diversamente dalla via reale. Da cui l’ironia del titolo.



La formula del successo della serie risiede senza dubbio alcuno nella manifesta e insanabile idiozia dei suoi personaggi, personalità incapaci di svolgere le più basilari mansioni che richiederebbero i rispettivi ruoli; abbiamo quindi un crociato in armatura, Darkness, incapace di colpire nemici ma che trova eccitante incassare colpi, una maga, Megumin, in grado di lanciare una singola, potente magia esplosiva al giorno, e ovviamente Aqua, capricciosa e viziata Dea decaduta che affoga piaceri e dispiaceri nell’alcool scialacquando quei pochi guadagni che il gruppo riesce a racimolare. Eppure, nonostante una comica e totale disorganizzazione dimostrata in ogni missione, il gruppo riesce a cavarsela anche dalle situazioni più assurde e a rimanere unito, grazie ad un Kazuma Saitou che riesce a tirare fuori quel poco di buono delle sue compagne, a costo magari di lasciarci ogni tanto la pelle e finire al cospetto della “Dea dal seno sospettosamente grande” (cit. Aqua) Eris. Tale alchimia viene trasposta con successo su schermo dal 2016 dallo Studio Deen, che di commedie se ne intende fin dai tempi di Uruseiyatsura, mentre a Mages, sviluppatori celebri per le Science Adventures ma che all’occorrenza operano su licenze altrui (ultima Go-toubun no Hanayome), viene affidato il compito di realizzare una o più visual novel.



Kono Yokubou no Ishou ni Chouai o!, in occidente Love For These Clothes Of Desire! e da oggi disponibile per PS4, Switch e PC, è la seconda visual novel sviluppata da Mages tratta da Konosuba, dopo “Kono Yokubukai Game ni Shinpan o!” del 2017, rimasta inedita al di fuori del Giappone. Konosuba, rispetto ad altri franchise simili, è forse meno adatto ad essere trasposto ad esempio in un tradizionale RPG per console, dal punto di vista concettuale possiamo immaginare che avere nel party una maga che può lanciare una singola magia e un crociato che “misserebbe” ogni colpo, è cosa di difficile attuazione, il solo fatto di potenziarli andrebbe contro i principi parodistici della serie. La scelta di optare per la visual novel è quindi la più azzeccata, essendo un genere che valorizza i dialoghi e il character design tipici dell’opera di origine (sia essa cartacea o animata), dando inoltre al giocatore la possibilità di sbizzarrirsi con scelte multiple e una sequenza di scenari più o meno plausibili, ma sempre perfettamente in linea con l’umorismo della serie.



Già a partire da titolo e sinossi è chiaro dove questa novel vuole andare a parare, Love For These Clothes Of Desire punta forte sul fanservice e ne fa una meccanica di gioco, che non si compone di solo testo e scelte multiple. La struttura è presto spiegata, il giocatore ha a disposizione un tempo limitato, solitamente tra i 40 e i 70 giorni, per realizzare determinati vestiti, uno nel primo capitolo (abbastanza introduttivo), e due a partire dal secondo. I vestiti richiedono specifici ingredienti, che possono essere raccolti dai personaggi svolgendo dei lavoretti singolarmente, oppure in gruppo tramite quest di caccia, in cicli che si compongono di tre giorni, alla fine dei quali, più uno di riposo, si ricevono i materiali e il compenso della gilda in denaro. Se ad esempio abbiamo bisogno del muco di rana, dovremo andare a caccia delle rane giganti, maggiori saranno i giorni che decideremo di dedicare ad una quest, maggiori possibilità avremo di ricevere il materiale che ci serve. Il negozio di Wiz è a nostra disposizione qualora ci serva uno specifico ingrediente, tuttavia, i prezzi di alcuni materiali sono molto alti, la strategia migliore è ricorrere al negozio solo in caso di necessità, negli ultimi giorni utili, quando le finanze a nostra disposizione sono maggiori e abbiamo realizzato quali sono i materiali con cui abbiamo avuto più difficoltà a reperire dalle missioni.



Oltre ai due vestiti obbligatori, necessari a spezzare la maledizione che colpirà ad ogni capitolo un diverso protagonista, e proseguire nella storia, la gilda mette a disposizione una discreta quantità di richieste di realizzazioni facoltative, alcune delle quali sbloccano nuovi lavori (e di conseguenza nuovi materiali), oltre ad un compenso in denaro. Ma a conti fatti, l’attrattiva principale del gioco sta nel vedere le varie ragazze di Konosuba indossare questi vestiti e la loro reazione di volta in volta, che può variare in base all’utilizzo di materiale speciale da acquistare nel negozio di Wiz (ovviamente molto costoso); pur servendosi dell’ausilio di salvataggi in punti strategici, la presenza di due finali per ognuna delle tre protagoniste (Aqua, Megumin e Darkness), più uno a testa per Wiz, Yunyun, Chris e Sena, rende l’avventura predisposta per essere essere rigiocata, come tutte le visual novel moderne anche questa dispone di un comodo fast-forward che velocizza tutti i dialoghi già visti, fermandosi automaticamente con quelli inediti. Ricorreremo comunque spesso ai salvataggi di inizio capitolo, cercando magari di realizzare più vestiti possibili (e non è affatto semplice, essendo le ricompense casuali), in particolare quelli che sbloccano nuovi lavori, e questo alla lunga può rendere l’esperienza a tratti un po’ snervante. Approfittando del fatto che il demone Vanir ha questa facoltà di materializzare oggetti provenienti dal nostro mondo, tutti i feticismi da otaku di Kazuma prendono vita attraverso le nostre creazioni, tra costumi da bagno scolastici, maid, conigliette, infermiere, pigiami e via di questo passo, con i divertenti dialoghi che ne derivano.



Mages, nella sua esperienza di creatori di visual novel, ha riversato una cura nei confronti di Konosuba abbastanza rimarchevole, in particolare nell’estetica. Al netto di alcune gag, in certi frangenti reiterate, il ritmo della narrazione, spesso un difetto di questo tipo di produzioni, si è dimostrato scorrevole nel corso delle circa quindici ore necessarie al completamento dell’avventura, chi ama Konosuba ed è in fervente attesa della terza stagione, troverà in Love For These Clothes Of Desire gli ingredienti comici e di fanservice tipici della serie animata. A tal proposito, non si segnalano differenze e modifiche tra le versioni, il gioco è stato testato su PS4 e come confermato anche da siti stranieri, tutte le versioni presentano i medesimi contenuti, del resto, la componente ecchi di Konosuba non è mai stata particolarmente eccessiva. Testo in inglese, purtroppo lontano dall'essere impeccabile, con diversi errori sparsi. I doppiatori giapponesi sono gli stessi dell’anime e non hanno bisogno di presentazione, sono tutti fenomenali, non è presente una traccia inglese.

I personaggi di Konosuba prendono forma, si vestono e si svestono in Love For These Clothes Of Desire, portando su console e pc tutto il loro carico di demenzialità e situazioni assurde. Chi non è legato al suo immaginario e a questo tipo di comicità non si convincerà di certo con una visual novel, che si sorregge sostanzialmente, e fieramente, sul fattore fanservice, sulle scenette da OAV fuori serie con scena alle terme che poco aggiungono alla narrazione principale. Tutti gli altri forse realizzeranno che c’è bisogno anche di pubblicazioni come questa, forse oggi più che mai, specie su console, con la speranza che non sia un caso isolato; è sicuramente più onesta e apprezzabile dell’ennesimo arena figher tratto dallo shonen di turno, qui almeno ti fai due risate.


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